Blog di Redazione

Corso di teatro con Alfredo Colombaioni, Stefano Di Pietro, Marina de Juli, Mario Pirovano, Eleonora Albanese, Jacopo Fo.

Fino al 24 giugno, tutti i giorni tendenzialmente dalle 9,30 alle 12,30 e dalle 17 alle 20. E' possibile rivedere i video in streaming. Le lezioni sono in italiano con traduzione in inglese. In diretta dalla Libera Università di Alcatraz.

Free TV Show from Ustream

Canto degli Italioti

 

Canto degli Italioti
Guardandoci intorno, fischiettando, vi proponiamo questa canzone tratta da "7° ruba un po' meno" del 1964
Buon ascolto!

Da po' che deo savéa

 

Da po' che deo savéa
A tutti quelli che s'indignano, a tutti quelli che credono, a tutti quelli che si chiedono perché
ri-Buon ascolto!

Rifiuti. Ultimatum agli inceneritori

Repubblica titola: "Rifiuti. Ultimatum ai ribelli". Propone un indovinato accostamento con un mitragliere in Afghanistan, di certo casuale. Repubblica dovrebbe invece titolare: "Rifiuti. Ultimatum agli inceneritori", con una foto non casuale dell'Impregilo. Sarebbe un atto di coerenza. Jacopo Fo cita un articolo dell'ultimo Venerdì di Repubblica: ben 435 ricerche scientifiche provano un forte aumento di tumori e nascite malformi in prossimità degli inceneritori.

"Mi diverto.
E’ ormai chiaro che dentro i giornali italiani si combatte una battaglia durissima tra i direttori e un pugno di giornalisti che si rifiutano di tacere sempre e comunque.
Così abbiamo delle piccole soddisfazioni: alcune notizie bomba finalmente vengono pubblicate. Non le vedete in prima pagina, non hanno titoli a 9 colonne, non sono correlate da interviste e commenti.

Però le notizie escono.
 Ad esempio vengono pubblicate sul numero 1052 del Venerdì di Repubblica (16 maggio) a pagina 90 (coincidenza o magia alchemica il fatto che la paura nella Smorfia napoletana corrisponde al numero novanta?).
Ecco l’articoletto, secco secco. Un grande pezzo di sintesi giornalistica, probabilmente contrattato parola per parola in riunioni infuocate dei caporedattori, oppure sfuggito per errore alla penna rossa dei censori…

LETTERA PER LA MIA CARA AMICA ELENA DI VARESE

ritrattoCara Elena… rispondo alla domanda che mi hai fatto questa mattina: “Ma tu da Fazio ieri sera non c’eri…”   

No Elena, ieri sera da Fazio c’ero, e ho avuto la conferma, se ce ne fosse stato  bisogno, della mia non esistenza. Sono  2 anni che non esisto. Sono viva ma non ho materia. Non ci sono.
Stravagante. Ma è così.

Prima che mi capitasse la disgrazia di diventare senatrice (“Onorata! Onorata!!!” per carità!)  avevo la mia professione. Recitavo, collaboravo alla stesura dei testi con Dario, provavamo, andavamo in scena. Poi sono andata in scena da sola. “Tutta casa letto e chiesa” “VII ruba un po’ meno” – “Sesso? Grazie! Tanto per gradire” oltre 3000 repliche (1994-2004). Tante, no?

 Il pubblico mi applaudiva, il mio camerino alla fine degli spettacoli era sempre pieno di gente, amici, sconosciuti… tutti a farmi complimenti, ad abbracciarmi. Specie le donne. E fiori, e dolci, e regalini umili e  gentili… Ho recitato in Italia, ho recitato all’estero. Francia, Germania, Spagna. In Inghilterra sono stata in scena un mese di filato.

Esaurito tutte le sere. Così negli Stati Uniti. Ero in scena a N.Y. il giorno che, proprio in quella città è morto mio fratello Enrico alle 6 del pomeriggio (era venuto a trovarci e farci festa!). Non ho recitato tanto bene quella sera.
I nostri testi sulla condizione della donna sono rappresentati in tutto il mondo. Basta andare sul mio sito e toccare con mano.

Dal 18 aprile 2006 sono diventata trasparente. Sono stata assalita da giornalisti, fotografi, telecamere, il primo giorno, all’ingresso in Senato. Poi: cancellata.

Intervento sulla missione in Afganistan

Le donne che all'Infedele "si tacciono" e portano tanta pazienza...

Lettera di B.G. a Franca Rame

Vedendo e ascoltando il nostro ministro per le pari opportunità Pollastrini ieri (4 ottobre ndr) all'Infedele, esprimersi sul drammatico caso dell'uccisione di Hina da parte del padre, ho avuto conferma di come sarebbe giusto votare donna se a scegliere chi debba fare il ministro non fossero gli uomini.

Perché mentre era del tutto condivisibile e sacrosanto quanto detto da Susanna Camusso sull'intangibilità del corpo e della libertà femminile "a prescindere" dall'etnia che lo viola (visto che era questo il tema da porre in primo piano dalle stesse donne presenti, e cioè l'AUTODETERMINAZIONE delle donne delle diverse etnie e di quella italiana ovviamente e la solidarietà ed il sostegno delle altre donne e delle ministre di questo governo a questo fine e non quella dei loro TUTOR), la proposta di utilizzare il risicato budget messo a disposizione del suo ministero delle pari opportunità da parte di questo governo per organizzare un grande convegno e/o incontro per chiedere agli uomini delle diverse etnie, appunto, cosa sia consentito che le loro donne facciano e quanta libertà possano avere, è cosa che mi ha fatto inorridire.

Cosa sulla quale ha avuto per fortuna da obiettare Gad Lerner non certo le altre donne presenti che mi pare continuino a tacere, sostanzialmente, anche quando, caso più unico che raro, viene messo a loro disposizione un programma per farsi sentire.

Che poi Natalia Aspesi abbia esortato a "portare pazienza" (quando l'arco temporale di questa "pazienza" evidentemente ha significato e significherebbe la morte di una ragazza e lo stupro e la violenza su tante altre), è cosa che più che lasciarmi sorpresa mi ha lasciato, davvero, di stucco!
Cordialmente.
B.G.

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