Il Blog di Jacopo Fo

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Aggiornato: 3 settimane 23 ore fa

Il punto Leslie Leonelli

Gio, 12/01/2012 - 17:45

Ieri sera al quiz di Gerry Scotti la seguente domanda ha messo in crisi i concorrenti: “Le donne hanno un punto di massimo piacere chiamato il punto G. Come si chiama il corrispondente punto negli uomini?”
I concorrenti avevano tre scelte: punto M, punto H, punto L
La soluzione ovviamente noi la sapevamo: è il punto L.
Gerry Scotti spiega poi che: “Si chiama punto L e lo ha scoperto Leslie Leonelli!” Non dice dove si trova ma non potevamo pretendere tanto.
Ragazzi, il mondo è a una svolta epocale!
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In Svezia il file sharing è religione

Mer, 11/01/2012 - 17:44

Dopo due tentativi andati a vuoto lo studente di filosofia Isak Gerson è riuscito a far riconoscere ufficialmente dallo Stato svedese la “Chiesa Missionaria del Kopimismo”, da lui fondata per promuovere il file sharing. Gli adepti si chiamano “criptokopimisti”, i simboli sacri sono il Ctrl+C e il Ctrl+V, e si prega condividendo in rete i file.
Lo scopo dell'iniziativa, spiega Gerson, è “riflettere su quali potrebbero essere i benefici se considerassimo ciò che facciamo un movimento religioso”. Su eMule potete scaricare i testi sacri.
(Fonte: Zeusnews)

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Randy, il montone libidinoso

Mar, 10/01/2012 - 18:38

Siamo in una fattoria del Northamptonshire, in Inghilterra. Randy, destinato al macello, scappa dal recinto, raggiunge le pecore e in poche ore ne ingravida 30. Un'impresa che gli è valsa la vita e una menzione nei giornali locali.
Quando si dice “ragionare fuori dagli schemi”!

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Soffrire è di sinistra?

Mar, 10/01/2012 - 10:56

Per creare arte, imparare una professione, migliorare il mondo, bisogna affrontare dolore e sacrifici? L’essere umano cresce solo patendo e tribolando?

Nel mio ultimo post dicevo che la scuola italiana è estremamente noiosa e astratta dalla realtà, incapace di insegnare la passione.
In molti mi hanno risposto: “Allora sei contro la cultura!”
Il fatto che io scrivessi che la cultura è essenziale per la crescita umana e professionale non è stato recepito.
Non si tratta di sola distrazione. Discutendo di questo argomento con alcuni compagni mi sono reso conto di quanto sia diffusa l’idea che le grandi conquiste umane richiedano comunque sofferenza.
Quindi, sostenere come ho fatto che bisogna insegnare la passione per la conoscenza in modo divertente e affascinante è stato giudicato talmente assurdo da non essere preso neppure in considerazione.
Molti, dopo l’ubriacatura sessantottina del rifiuto del lavoro, ora credono che solo una via di sacrifici possa portare all’eccellenza.
Ma vi chiedo di considerare l’ipotesi che vi sia un altro punto di vista.
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Censura e libertà

Dom, 08/01/2012 - 00:04

Buon anno, amici lettori!
Iniziamo le pubblicazioni del 2012 con un testo scritto da Franca Rame.
In queste settimane sto lavorando alla biografia di questa coppia straordinaria. Sono molto fortunata, si tratta di un lavoro bellissimo, è come ripercorrere 80 anni della storia italiana vista dall'altra parte della barricata. Di là il potere, la censura, i fascisti, il Vaticano e di qui un uomo e una donna con migliaia di altre persone: operai, studenti, gente comune che crede fermamente che si possano cambiare le regole decise da altri.
Il mio lavoro ha coinvolto anche Franca, che lo sta revisionando: in alcuni casi non credo me ne sia molto grata, in altri si è divertita a ripensare ad alcuni episodi e in una nota mi scrive: "Ma secondo te, quando dormivamo?!?" Non lo so, davvero non lo so, hanno fatto così tante cose questi due signori... a dimostrazione che la passione per il proprio lavoro e per la propria vita dà una spinta incredibile, che dura decenni. E non abbiamo ancora visto tutto.
Quando Franca trova un racconto, un articolo o anche soltanto una nota che le sembra interessante, me la manda e vi posso assicurare che ogni volta è un grande dono. Due giorni fa è arrivato l'articolo che leggerete qui sotto, non so se sia un pezzo di teatro, o l'intervento a una conferenza, o appunti per un libro... non so e non credo sia importante, importanti sono le parole che Franca scrive, così attuali. E come sempre, almeno a me, gli scritti di Franca e Dario fanno venire voglia di non cedere, mai, al comodo opportunismo di chi dice: tanto non serve a niente... I Fo sono la dimostrazione che serve, eccome se serve, loro che erano Indignati quando questa parola era solo un aggettivo.
Buona lettura.

Gabriella

Ci sono nella vita di ogni uomo o donna, o in entrambi, uno o due momenti chiave con picchi a salire e a scendere. Dario e io ne abbiamo vissuti più di uno e tutti di straordinario valore, anche perché non si muovevano solo nell’ambito del nostro particolare interesse, ma coinvolgevano molta altra gente.
Quando esplose per esempio lo scandalo Canzonissima, non si trattò solo di un contenzioso fra la televisione e noi, cioè due attori e autori di un programma di sketch e di canzoni che si ribellavano ad un Ente statale a proposito di un contratto, ma tirava in ballo la vita e i diritti degli operai, quella della libertà di informazione oltre che di esprimersi riguardo alla politica: cioè tirava in ballo addirittura la Costituzione.
Inoltre, per la prima volta attraverso un programma di puro intrattenimento popolare, si denunciava l’esistenza di due grandi conflitti, nei quali c’erano morti e feriti ogni giorno. Si trattava delle morti sul lavoro e della guerra di mafia.
Di questi atti incivili e spesso criminali non se ne parlava mai in televisione e molto raramente sui quotidiani. Anzi, in televisione nessuno aveva mai trattato di questa realtà. Tutto era mascherato e seppellito. Il fatto poi che il vaso delle nefandezze fosse rovesciato nel programma più seguito non solo in televisione, ma anche attraverso la totalità dei mezzi d’informazione, fu il  detonatore massimo della bomba e del relativo scandalo. Il caso volle che, nello stesso momento in cui andava in onda la scena che trattava delle morti bianche, tutti gli operai d’Italia, in primo luogo i muratori, avessero indetto uno sciopero di alcuni giorni per protestare contro la mancanza di protezione sul lavoro, cioè la causa prima dei continui incidenti che causavano ormai una vera e propria strage in tutti settori.
Proibire che quell’atto unico satirico e di forte denuncia fosse trasmesso, era come buttare benzina sul fuoco. Bernabei, direttore politico e organizzativo dei programmi Rai, scelse per il fuoco, sperando nei pompieri, quelli politici, soprattutto. Ma la cosa non funzionò e la protesta divampò coinvolgendo anche  quei movimenti sindacali che normalmente accettano compromessi come certi pesci s’ingoiano l’esca con l’amo. Sempre in Canzonissima, mi pare la puntata appresso, ecco che va in scena un dialogo fra una “mugliera” sicula e un giornalista inviato dal continente. La donna è intenta ad avvolgere un lungo filo. Forse allude a una delle tre Parche, allegoria della vita e della morte. Ogni tanto si odono degli spari e qualche botto.
Il giornalista chiede di che si tratti, e la donna risponde che forse, quello sparo, proviene dal fucile di qualche cacciatore solitario, ma poi si corregge: può darsi che sia anche quello che uccide un infame che si piglia la sentenza. Altro sparo, ed ecco che viene indicato un sindacalista che creava guai; un botto, ed è il salto in aria della casa di qualcuno che non ha pagato il pizzo e così via, fra spari e mitragliate si arriva al punto in cui il giornalista chiede: “Come mai all’istante hanno cessato di far botti?” e la donna risponde: “Sempre prima dell’ultimo sparo c’è un attimo di silenzio”. “E a chi andrà l’ultimo botto?” Chiede il cronista. E la donna risponde: “A chillu cchi fa troppe domande, cioè a te”. Sparo, il cronista cade riverso.
Il peso e la forza di quella satira sfuggì ai censori. Era ritenuta troppo enigmatica per preoccuparsene, ma tutti gli spettatori, soprattutto a cominciare da quelli siciliani, capirono immediatamente che si trattava di discorsi sulla mafia e sui crimini che nell’isola si susseguivano a ripetizione (giudici, poliziotti e 70 sindacalisti uccisi in pochi anni). Si scandalizzarono i politici, a cominciare dai ministri del governo. Perfino i liberali con il loro segretario in capo, Malagodi, presero una posizione durissima, insultandoci e ricordandoci che già altri comici avevano sbattuto tempo addietro la faccia sulle tavole del palcoscenico, per aver esagerato nell’ironizzare sul potere; ma chi erano questi comici colpiti con tanta ferocia? Ed ecco che il segretario dei liberali fa il nome di un certo Mattia Perollo, comico di Trieste che si prese una fucilata da un fanatico fascista durante una rappresentazione.
Il  cardinale arcivescovo di Palermo fece pure un’omelia contro quello sconcio in grottesco; urlò: “La mafia non esiste, o ad ogni modo non si tratta di un’organizzazione criminale che voglia sostituirsi allo Stato, ma di normale delinquenza locale”.
Ricevemmo lettere minatorie in gran numero, scritte addirittura col sangue e biglietti sui quali era disegnata una lupara. Le minacce arrivarono anche su nostro figlio Jacopo, che aveva sei anni, al punto che per tutto l’anno scolastico dovemmo vederlo andare a scuola protetto da due poliziotti. Il direttore in capo della Rai, all’unisono con il dottor Bernabei, quando ci rifiutammo, in seguito alle loro censure, di salire sul palcoscenico per recitare il nulla (giacché ogni sketch di satira ci era stato cancellato) ci avvertì: “Voi rischiate molto, più di quanto non crediate. A parte una denuncia per turbativa dell’ordine pubblico, per la quale rischiate l’arresto immediato, sappiate che per anni e anni non vi capiterà più di poter calcare le scene della televisione …” e fu proprio così.
Fummo letteralmente cancellati dallo schermo televisivo per la bellezza di sedici anni, il che significa, nel mondo dello spettacolo, essere messi al bando per una vita. Ci restava solo il teatro, ma le varie piazze gestite da comuni dalla Dc come Bergamo, Vicenza, Padova, Rovigo, eccetera erano per noi assolutamente proibite. Ma il nostro gesto aveva mosso una notevole solidarietà da parte dei nostri colleghi, che avevano capito che bisognava rispondere non a branco, contro la prepotenza dei gestori culturali di Stato, ma era giocoforza organizzarsi con la creazione di un autentico sindacato degli attori e dei tecnici.
La sorpresa più straordinaria l’avemmo dal pubblico che, come rimontammo sulla scena con un nuovo spettacolo – si trattava di “Isabella, tre caravelle e un cacciaballe” - rispose al nostro apparire con uno slancio ed entusiasmo sconvolgenti. L’Odeon, teatro nel quale avevamo debuttato, era stato letteralmente preso d’assalto. Il botteghino dovette aprire le prenotazioni addirittura con dieci giorni di anticipo. La gente ci fermava per strada e ognuno ci dimostrava affetto e stima.
Per di più la notizia della nostra vicenda era giunta anche all’estero, per cui ricevemmo visite da cronisti da tutta Europa, nonché inviti da alcuni teatri di Francia e d’Inghilterra perché debuttassimo da loro.
Naturalmente la Rai ci fece causa, ma prevedendo il gesto, riuscimmo a superare in velocità l’ente pubblico e sporgemmo denuncia contro di loro con grande anticipo. Eravamo nei primi anni ’60, e quello era il tempo in cui esplodeva il grande miracolo economico dell’Italia… dappertutto crescevano case e palazzi come funghi, la produzione industriale era in forte rimonta e il grande successo della nostra economia aveva sorpreso tutti gli altri paesi dell’Europa; anche la coscienza civile e politica delle classi subalterne si trovava in forte crescita e ognuno era partecipe del fermento culturale che stava montando in tutti i settori, dal cinema alla letteratura al teatro.
Uno degli argomenti di cui maggiormente si discuteva riguardava il ruolo dell’intellettuale nella società. Naturalmente c’era chi parlava di impegno politico, e in particolare se gli ‘uomini di pensiero ed arte’ dovessero schierarsi per una causa o dovessero rimanere al di fuori d’ogni coinvolgimento, completamente autonomi e indipendenti da ogni gioco di potere. Fra l’altro c’era chi riprendeva l’antico tema dell’arte per l’arte alla ricerca della pura bellezza edonistica.
Fu proprio per entrare a piedi giunti nel dibattito che scegliemmo il tema delle grandi scoperte, prima fra tutte quella che culminò con il viaggio di Colombo nelle Americhe. Ci siamo serviti come testo base del saggio del grande storico spagnolo Salvador De Madariaga e ci inserimmo come contrappunto dominante la repressione condotta dal Tribunale dell’Inquisizione in quell’epoca in tutta la penisola iberica. Lo spettacolo si apriva infatti con una processione d’auto da fè, dove si notava subito la presenza d’alcuni condannati per eresia, fra i quali in primo piano appariva un attore capocomico che veniva portato al patibolo poiché ritenuto colpevole d’aver messo in scena un testo satirico che prendeva spunto dalla spedizione di Cristoforo Colombo, con relativa strage di selvaggi rei di credere in divinità estranee alla fede cristiana. Oltretutto nel testo opera presunta di  Fernando de Rojas si trattava della grande diaspora di ebrei che venivano spogliati dei propri beni allo scopo di rimpinguare le casse dissanguate dello Stato.
Il condannato spera nel sopraggiungere seppur in extremis della grazia concessa dal re. Quasi a mo’ di beffa gli viene ingiunto di recitare insieme alla sua compagnia, che finora lo ha seguito in prossimità del patibolo, l’opera che gli ha causato la condanna, cioè la vita di Cristobal Colon, il tutto direttamente sul palco del supplizio.
Pur di prender tempo l’attore accetta: il palco delle esecuzioni si trasformerà in palcoscenico e di volta in volta diventerà nave, con tanto d’alberi e vele, cattedrale e trono sul quale siederanno il re e la regina contornati dai giudici dell’Inquisizione. Con questo espediente è logico che tutta la vicenda riceverà una spinta paradossale straordinaria. Più che di personaggi, quindi, si tratterà di maschere: re, ammiragli e regine appariranno in tutta la loro vis comica deformante.
Cristoforo Colombo verrà interpretato dall’attore condannato, quindi le vite dei due personaggi saranno costrette a una sintonia quasi metafisica. E così scopriremo se il grande navigatore è maggiormente interessato alla scienza o agli affari e le cariche di potere; se dimostra pietà per i selvaggi fatti schiavi o piuttosto ha interesse a trarne utile nella tratta; e soprattutto capiremo come mai alla fine dei suoi viaggi, che hanno procurato tanta ricchezza e prestigio alla corte spagnola, viene da questa condannato alle catene e posto in galera.
Dicevamo che la tournée con quest’opera ci regalò un notevole successo, applausi ma anche contestazioni da parte di alcuni scalmanati reazionari, che male accettavano si svelassero alcune verità troppo aspre per alcuni palati. Fra l’altro, la commedia satirica era sostenuta da canti carichi di esplicita ironia; un coro, eseguito da otto uomini d’ordine esaltava l’odio razziale e l’intolleranza come aspetti del tutto positivi di una società. La prima strofa diceva: “Ogni tanto fa un certo piacere/ il poter bastonare qualcuno, il poter legalmente sfogare/ il livor di sentirsi nessuno/ su, urliamo, copriam di pernacchie/ Questa razza di bestie in ginocchio/ su pestiamoli senza pietà./ Oh che grande invenzione il nemico/ un nemico che sia disarmato/ ringraziam chi ce l'ha procurato/ umiliato e per giunta marchiato”. Ognuno può ben capire che si tratta di versi, ahimè, di una attualità sconcertante. È facile intuire che questo fosse uno dei momenti dello spettacolo che in qualcuno poteva maggiormente produrre forte indignazione e rabbia, tant’è che una sera, all’uscita del teatro Valle di Roma, fummo aggrediti da una squadra di fascisti che ci tirò addosso ogni lordura. Poi giacchè noi si era reagito, eccoli fuggire come di regola. (BOMBA)
In quegli anni, una compagnia di Barcellona – mi pare si chiamassero i Comedians – tentò di mettere in scena la satira su Colon. La Spagna era ancora sotto il regime di Franco. La compagnia riuscì anche ad eseguire la prova generale. Alla fine della prova gli attori furono tutti arrestati e portati in carcere, compreso il suggeritore.

 

La scuola uccide di noia!

Sab, 07/01/2012 - 17:49

Il figlio di un mio amico non vuole più andare a scuola. Cosa gli puoi dire? Bel problema. Il figlio di questo mio amico dice: “So leggere e scrivere, non voglio fare né il medico né l’ingegnere, voglio fare il webmaster. Mi spiegate cosa mi serve andare a scuola?” Questo ragazzo non è contro la conoscenza in sé. Ma le cose che gli serve di sapere per gestire il suo blog nessuna scuola gliele insegna. Lui sa già come manipolare i motori di ricerca e scalare le pagine di Google…

Ora chiedo: serve sapere il teorema di Pitagora o cosa pensava Platone per realizzare una applicazione per gli smartphone? Io so che serve. So che la cosiddetta cultura generale è essenziale perché è ripensando a quello che è successo negli ultimi 10mila anni che posso trarre spunti e indicazioni per capire che cosa potrebbe succedere domani.
Ma io questo l’ho imparato quando ho abbandonato la scuola a 18 anni, ho iniziato a lavorare e mi sono accorto che la cultura serviva. D’altra parte nella mia vita ho fatto solo professioni nelle quali nessuno ti chiede il titolo di studio, nel teatro come nell’editoria vale quel che sai fare. Allora cosa posso dire a un ragazzo che vuole abbandonare la scuola per fare una nuova professione?

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Jacopo Fo presenta il libro L'erba del Diavolo

Lun, 02/01/2012 - 15:41

Scritto da Jacopo Fo e Nina Karen, edito da Dario Flaccovio Editore

Vietare le droghe ingrassa la criminalità organizzata e fa aumentare i tossicodipendenti. Informare è meglio che reprimere.

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Secret Santas (seconda parte)

Gio, 22/12/2011 - 16:26

A Iowa City, negli Stati Uniti, una donna, che ha chiesto di rimanere anonima, si è recata in Comune e ha pagato tutte le bollette dell'acqua delle famiglie in difficoltà economiche. 1.639 dollari  per saldare gli arretrati di 17 famiglie morose da tempo. A 11 di queste era già stata staccata l'utenza.
(Fonte: Buonenotizie.it)

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Babbo Natale non esiste!

Mar, 20/12/2011 - 17:11

Lo ha dichiarato in diretta televisiva Robin Robinson, conduttrice dell’edizione serale del notiziario Fox News di Chicago, sollevando il solito vespaio di polemiche. Ma prima o poi la verità doveva venire a galla...
(Fonte: Tgcom)

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Secret Santas

Lun, 19/12/2011 - 17:45

In Nebraska, Michigan, Iowa, Indiana, Washington e Montana, negli Stati Uniti, sono comparsi i “Secret Santas”, benefattori anonimi che saldano i conti delle famiglie in difficoltà che comprano i regali a credito. Negli Usa è un fenomeno che prende il nome di conti “layaway”.
Già una decina i casi segnalati. E' bellissimo perché ai negozi arriva prima una telefonata anonima e poi una serie di bonifici.
(Fonte: Lastampa.it)

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Hai una missione da compiere: alzati e combatti.

Dom, 18/12/2011 - 01:03

Quando sai cosa vuoi fare e hai capito tutto su come si fa, poi ti serve la voglia di farlo.

(Forse questo è un titolo troppo militaresco. Ma se Dio mi voleva più pacifico non doveva farmi nascere in questo posto, in questo secolo.)

Di cosa stiamo parlando?
Della FORZA (della serie “Che la forza sia con te”).
Della forza che ti tira giù dal letto, ti fa mollare la depressione, ricominciare, scommettere sulla bellezza del mondo.
Cosa siamo qui a fare?
Che scopo ha tutto questo?
Non lo so.
Ma di una cosa possiamo essere sicuri: la vita poteva benissimo non esistere. Assolutamente improbabile che più di 100 complessi agglomerati molecolari si trovassero nello stesso posto e creassero insieme la prima cellula.
E per centinaia di milioni di anni le cellule monosessuate si sono moltiplicate per scissione. Non esistevano maschi e femmine. E funzionava benissimo. Ma quando le cellule monosessuate hanno occupato tutto lo spazio occupabile e compiuto tutti i movimenti possibili allora si sono evolute inventando la riproduzione sessuata. Ed era una cosa assolutamente improbabile. Pensa quanto è difficile trovare l’anima gemella. E poi pensa quanto dev’essere stato difficile farsi un pisello e trovare una che si fosse costruita una passera corrispondente… Impossibile!
E quando nel mare le creature hanno compiuto tutti i movimenti possibili hanno invaso il cielo e la terra.
E quando tutti gli animali possibili hanno compiuto tutti i movimenti possibili sono arrivati gli umani capaci di raccontare e dipingere e ballare danze stupefacenti.
E quando tutti i balli sono stati ballati abbiamo inventato un universo digitale per poter fare tutto quello che non è possibile fare nel mondo reale.
E quante volte l’umanità è stata sul punto di sparire… Gli scienziati hanno dimostrato che siamo tutti discendenti da 5 sole donne, nere. Non che non ce ne siano state altre, ma le loro discendenze si sono estinte, sterminate dai colli di bottiglia della storia. Chissà quante volte fu molto probabile l’estinzione.
Se c’è una cosa che non possiamo non vedere è che la storia avanza per balzi impossibili e preferisce l’impossibile alla ripetizione del banale.
Esiste una legge che impone l’evoluzione. Una legge assoluta che permea tutto e rende l’impossibile una realtà quotidiana.
E questo fa sì che la storia dell’umanità abbia mille volte superato le barriere dell’improbabile.
Mille volte gli umani hanno scommesso tutto sullo spessore di un capello.
Quando i russi decisero di farla finita con i Cavalieri Teutonici si schierarono senza armi lungo la riva di un lago ghiacciato. I Cavalieri Teutonici caricarono e loro fuggirono sulla lastra di ghiaccio.
Essendo leggeri passarono. Quando arrivarono i cavalieri coperti di armature in sella ai loro cavalli giganteschi il ghiaccio si spezzò. E i Cavalieri Teutonici si estinsero.
Ma quando i russi decisero quel piano azzardato scommisero sulle temperature di quell’inizio di primavera. Una follia. Sarebbero bastati un paio di giorni di freddo tardivo, per rendere il ghiaccio più spesso e resistente e per trasformare quella vittoria in massacro.
E che probabilità avevano i lombardi di fermare l’imperatore Barbarossa, Abebe Bikila di vincere la maratona senza scarpe, Fleming di scoprire la penicillina?
Come è possibile che i Seminole abbiano resistito per 500 anni alla colonizzazione?
Come è possibile che tu abbia incontrato proprio quella persona per la quale hai sentito un sentimento d’amore illimitato?
E' la legge che governa l’universo: esaurite le possibilità possibili resta solo l’impossibile. E a quel punto l’impossibile è più sicuro di un carro armato tedesco.
Una notte Obama si è svegliato in preda a un’intuizione violenta e si è messo a pensare. Poi ha svegliato sua moglie e le ha detto: “Posso diventare presidente!”
E lei gli ha detto: “Tu sei pazzo!” E aveva tutte le ragioni.
Il giorno dopo gli ha detto: “Fallo!”
E lui lo ha fatto. E diciamocelo: non aveva nessuna possibilità. Ma poi, poco prima delle primarie che dovevano scegliere Obama o Hillary Clinton, è crollato il mercato internazionale. E gli americani decisero che avrebbero votato la cosa più lontana possibile da Bush. E Obama era quello più diverso possibile: è nero.
Salta agli occhi che è diverso.

La nostra storia dovrebbe darci una grande fiducia e una voglia inesauribile di sfidare il futuro.
Il mondo sarebbe migliore.
Ma serve un bel colpo di reni.
La gente innanzi tutto, soffre per questo.
Una scarsa fiducia nell’impossibile.
Ti racconto una storia vera.
Una star dell'hip hop internazionale durante una chat riceve il messaggio di una donna che gli dice: “Sono sola, non ho più né amici né parenti, ho un mese di vita, la tua musica è l’unica mia consolazione.” Questo musicista famosissimo si commuove, prende l’aereo e va da lei. E le dice: “Vieni con me, pago un medico e le medicine, sarai assistita… Vivrai quel che ti resta da vivere con me e gli altri musicisti, ascoltando la musica che ami…”
Ma lei risponde di no. Dice: “Non posso, sarebbe troppo pericoloso.”
Questa paura di cambiare, questa sfiducia nella possibilità dell’impossibile uccide. Malamente.

E se non ti viene in mente niente da fare per te allora puoi fare qualche cosa per questo mondo. E' pieno di bambini che hanno bisogno della tua lotta per sopravvivere.
C’è un mondo migliore da costruire e c’è un mucchio di cose impossibili da fare subito.
Quindi, se il mondo ama l’impossibile ti conviene capire che non c’è di peggio che morire rendendosi conto che potevi fare di tutto e non ci hai provato!
E’ quello l’inferno. E ci sono dei diavoli carogne che ti buttano tutti i giorni giù da un grattacielo sopra un’istrice di pali di ferro roventi.

Quindi alzati e combatti. Se non fai niente rischi troppo.
Siamo cercatori di impossibile. Siamo su questo mondo per questo.

 

INDICE DEGLI ARTICOLI PRECEDENTI (in ordine di lettura)

1 - Lo zen e l'arte di vincere

2 - Non esiste un modo certo per avere successo. Esiste però un modo certo per mandare tutto a scatafascio.

3 - Come fallire in maniera pazzesca

4 - Reprimere i desideri fa male, molto male

5 - Le vie della perfezione sono finite

6 - Il senso della realtà. Agire con passione, agire con metodo!

7 - Non ho potuto arrivare in orario perché c’è stato uno tsunami.

8 - Lo spirito di sacrificio o lo spirito del gioco?

9 - Che la grande Illuminazione sia con te

10 - Come fallire per troppo successo

11 - I salti logici uccidono più dell'Aviazione americana

11 - Hai una missione da compiere: alzati e combatti

Gli assassini dell'Alta Finanza

Sab, 17/12/2011 - 10:06

Giorgio Vitali, Presidente Federazione Nazionale Quadri Informazione Scientifica e Ricerca. parla di un articolo di Jacopo pubblicato sulla rivista La Voce delle Voci.

Settimo ruba un po' meno! N.2

Sab, 17/12/2011 - 09:52

20 novembre del 1992 a Carrara, al Teatro Animosi, Franca Rame debutta con "Settimo: ruba un po’ meno n. 2" di Dario Fo e Franca Rame. Nello stesso anno in cui scoppia il caso "tangentopoli", un monologo in cui Franca racconta, senza tanto fantasticare nell'assurdo perché non ce n'è bisogno, i particolari delle 'ladronerie' dei politici italiani. Grandissimo successo di critica e pubblico.
Man mano che l’inchiesta di Milano prosegue lo spettacolo si arricchisce di particolari e di notizie. Sul palcoscenico dietro a Franca le foto degli inquisiti, inizialmente sono pochissime, Mario Chiesa e pochi altri, nel proseguo della tournèe diventeranno decine. 
Quello che vi proponiamo oggi, però, è qualcosa di un po’ diverso. Alla fine dello spettacolo Franca cambiava del tutto argomento e registro. E parlava di quello che stava accadendo a lei, personalmente, in quel periodo. Franca raccontava ai suoi spettatori della malattia che l’attanagliava in quel periodo: la depressione. E ne parlava a suo modo, con ironia ed emozione, come solo una  gran donna come lei sa fare.
Franca è guarita, e l’inizio della guarigione è proprio quello che racconta nel finale del monologo… beh.. non vi voglio anticipare altro, buona lettura.

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Non cedere al terrorismo economico!

Ven, 16/12/2011 - 17:25

Dove siete compagni? Cosa state facendo?
Ditemelo perché mi sento solo.

Il telegiornale mi martella nel cervello i numeri tragici di questo tracollo artificiale.
Un fenomeno talmente enorme che ti senti impotente.
I mercati internazionali, più misteriosi degli extraterrestri, stanno banchettando con la ricchezza del mondo. Questa crisi è artificiale: un trucco speculativo.
Un gioco assassino in un mondo straricco, che produce il doppio del cibo necessario e fa morir di fame 10 milioni di persone.
Non ha senso!
E ora la speculazione azionaria pretende milioni di ettolitri di sangue per ungere gli ingranaggi dei mercati.
Distinti signori scommettono sui disastri perchè così si guadagna più velocemente.
E di fronte a tutto questo la reazione è tenue.
Ma è proprio l’ora di darsi una mossa.
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